Per fare uno stupido manifesto elettorale, con una stupida faccia che ti guarda promettendo mari e monti, ci vuole carta. Per fare carta ci vuole un albero. Per fare un sei per tre si contribuisce alla deforestazione e si creano rifiuti che qualcuno dice riciclabili (se non fosse per gli inchiostri). Per fare camionate di stupidi santini elettorali per tutti i candidati d'ogni loco o scranno, un quarto delle selve italiche diventa cellulosa.
Son capitato durante le elezioni comunali in un paesello chiamato Rio De Janeiro, sei milioni di abitanti: nessun biglietto in terra, né manifesti a muro, né brochures. Come la facevano la campagna elettorale i carioca? Web, spazi autogestiti radio-tv ed ad ogni candidato era assegnato un numero definito di totem pubblicitari, ognuno in consegna ad un individuo pagato dal politico che a mattina lo portava all'incrocio di strada stabilito dalla commissione elettorale e alla sera se lo riportava a casa, senza inquinare, senza sprechi e senza deturpare.
Il parlamento italiano ha votato una legge bipartizan che condona preventivamente ai partiti le affissioni pirata, in previsione delle regionali.
Per fare un albero ci vuole un fiore, cantava Sergio Endrigo, un fiore sulla tomba di un bosco o una foresta che era.

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